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Music Web Magazine – Intervista a Yuna

- Penso che dovrei cominciare a chiederti della tua infanzia. Ho sentito dire che eri piuttosto selvaggio. (ride)
Sì, ero sempre in movimento e mi facevo spesso male.

- Ma non per via di risse, giusto?
Beh, una volta alla scuola media mi sono immischiato in una rissa. (ride) Alle elementari ero davvero tremendo, per quello che riesco a ricordare. Tornavo sempre a casa sanguinante. Ho un fratello maggiore e una sorella più grande di lui e di recente, mentre stavamo bevendo, mi hanno raccontato di come mi “rattoppavano”.

- Quindi eri il più giovane dei tre. Ti coccolavano? Ti tormentavano?
Mi tormentavano. (ride) Erano abbastanza più grandi di me: cinque e sette anni, rispettivamente. Quando diventi adulto la differenza d’età non conta, ma quando si è piccoli… Già da quand’ero bambino trascorrevo il tempo circondato da adulti quindi non sento molto la differenza da come la sentivo quand’ero piccolo. - Forse non intendevano darti fastidio.

No, no, no. (ride) Mi tormentavano. E lo ammettono anche ora. Ma adesso usciamo insieme e stiamo bene. Strano. Come amici. - Quando si è ragazzini, spesso si ha voglia di litigare, no? Si fanno risse tra fratelli. Ma con la differenza di età, suppongo non vincevi.
Esatto, non contro mio fratello.

- Quindi hai cominciato a litigare fuori casa. (ride)
Esatto. Quando ho cominciato la scuola media entrambi mio fratello e mia sorella si sono trasferiti a Tokyo quindi rimasi solo. Una volta iniziata la scuola, facevo parecchie risse. Ero un bulletto. Stavo sempre fuori la notte e finivo spesso nei casini con i miei amici. A quel tempo litigavo con chiunque non mi andasse a genio.

- Come se c’era qualcosa che ti dava fastidio?
Sì e avevo molto tempo libero. Ero proprio selvaggio. (ride). Ma non c’è nulla lì fuori. Adesso ho cominciato a dare più attenzione allo spirito, quando esco penso sia meraviglioso ma penso che stavo cercando qualcosa di veramente eccitante.

- Ricordi cosa facevi per divertirti quand’eri piccolo?
Jippogen e calciare le lattine.

- Cos’è Jippogen?
Probabilmente ha diversi nomi in diversi luoghi. (comincia a spiegare)

- Non capisco come facevi a divertirti così tanto con giochi come quelli.
Quando giocavo mi piaceva correre e immergermi tra le spighe o rotolarmici. (ride) Andavamo in giro con le bici e facevamo giochi in cui ci si doveva fiondare giù da una collina senza pedalare e vedere chi andava più veloce. Dovevamo spingere le bici fino in cima e cominciare da lì.

- Era come un’escursione in montagna in bicicletta per te?
Sì, sì, esattamente. E quindi quando facevamo cose come quelle, spesso cadevamo nei fiumiciattoli o tra le macchine parcheggiate. Sono stato colpito due volte da una macchina, frontalmente. Mi è rimasto il segno della targa sulla coscia.

- A sentire cose del genere, sembra che avevi un sacco di energia.
Era esattamente così quando ero fuori casa. E poi ad un certo punto ho cominciato a pensare, “voglio andarmene via di qui il prima possibile”. Non ho nemmeno pensato, “se andassi a Tokyo, cosa farei?”. Ho solo pensato di volermene andare. Per istanza, credo che ci siano alcuni ragazzi che focalizzano le loro energie nello studio. Ma a me non piacevano le lezioni. Penso di essere stato solo a metà di esse. Mi piacevano gli amici e c’era qualche insegnante con cui andavo d’accordo. Ma quello che mi deprimeva di più era il fatto che dovevamo per forza lavorare in gruppo e cooperare. Davvero odiavo cose del genere. Preferivo fare queste cose quand’ero con i miei amici. Ma quando devi farlo a scuola... Credo sia la stessa cosa adesso ma se non sai di cosa si sta parlando non puoi entrare nella conversazione. Questo è davvero noioso. Era più divertente andare a casa ed ascoltare Ozaki Yutaka e Lenny Kravitz.

- Chi è stato il primo artista che hai veramente ascoltato fino in fondo?
Era Ozaki. E’ stato un anno prima che morisse.

- Cosa ti piaceva di lui?
Le sue parole.

- Ti potevi identificare nei testi?
Sì. Quando l’ascoltavo allora uscivo e facevo più o meno le stesse cose. (ride) Perché stavo mettendo nei guai.

- Facevi cose del genere per provare emozioni?
Uhm… credo che non riuscissi a sopprimere la mia energia e quindi ho cominciato a liberarla facendo cose sbagliate. Ma adesso canto e creo cose che posso usare con uno scopo specifico. Personalmente canto ma ci sono anche persone che trovano il proprio ruolo nella pittura o persone che lo trovano lavorando per grandi compagnie. Però io non ho nessuna specifica direzione come quella.

- Non ti hanno mai detto di usare la tua energia facendo qualche sport?
La facevo nel dopo scuola. Ero in pista. Ero davvero bravo nel salto in alto. E alle medie ho cominciato anche basket.

- E uscivi e facevi casino anche di notte? Avevi un’incredibile quantità di energia.
Sì, ero sempre in movimento. (ride) Non dormivo mai.

- Hai mai pensato di voler star sveglio tutta una settimana di fila?
Sì! Questo tipo di energia è incredibile, vero? Adesso ho giusto l’energia per andare in bicicletta o cose simili. Finisco di registrare verso le 3 di notte, vado a casa alle 4 e bevo birra o vino da solo e dopo aver dormito due ore circa, di nuovo in piedi. C’è come qualcosa che mi chiama. E’ come se potessi sentire una voce. Quindi alle 6 sono già pronto e vado al mare.

- Era l’oceano che ti chiamava?
Sono tante cose. E’ come se il mio cuore dicesse “voglio andare”.

- Ti piace l’alcool?
Uhm... Non bevo tantissimo, ma se sono da solo bevo mezzo litro di birra o mezza di vino per sentirmi a mio agio.

- Hai parlato di cose come essere più consapevoli ma mi sembra che l’alcool non sia proprio il massimo, no?
Negli ultimi due anni ho bevuto per rilassarmi. Ovviamente anche per divertirmi.

- Come per tagliare la tensione.
Esatto. Quando mi disinibisco un po’ posso avere più divertimento ed essere più positivo.

- Sembra che impazziresti in forma concentrata.
Sì, ecco perché faccio esperienza con la natura come mezzo per fuggire da tutto ciò. Quando qualcuno tocca qualcosa di veramente bello, è come “Ah, queste cose che sto tenendo non sono un grande affare". Ecco perché fare surf e andare in bicicletta sembrano modi per toccare il vento. Ho sentito che anche andare a cavallo è bello. Mi è stato consigliato e credo che lo proverò.

- Ma torniamo al discorso di prima. Cos’hai organizzato quando sei andato a Tokyo?
Pensavo “credo che per adesso voglio solo cantare”.

- Cantavi alla scuola media?
Ero in una cover band. Dal secondo anno, credo. Facevamo cover dei LUNA SEA. Anche cose dei Boowy. Perché era un periodo in cui andavano di moda le cose un po’ vecchie. Ma l’artista che mi piaceva di più era Ozaki. Quindi credo che in fondo sono molto tradizionalista. Se dovessi cominciare a parlare di musica, direi che mi piace molto anche il blues. Quello con cui una persona comincia è qualcosa che non cambierà mai, perché è quello che ascoltavi quando il desiderio di voler diventare un musicista è nato nella tua anima.

- A quel tempo il tuo desiderio di cantare non era quello di voler cantare un genere specifico, ma giusto “voglio cantare”?
Sentivo di voler andare a Tokyo per fare il cantante. Ora non ci sono più problemi ma prima non ero molto legato ai miei genitori quindi volevo davvero andare a Tokyo. Ecco perché ho sentito come “Sì! Ce l’ho fatta!” quando me ne sono andato. Ero veramente felice. Ma poi ero come “Che dovrei fare adesso?” (ride) Ero davvero un teppista ma... (ride).

- Sei diventato così dopo esserti trasferito a Tokyo?
Sì, per circa due anni.

- Cosa sei andato a fare a Tokyo? (ride)
Ero attratto dagli ideali del rock&roll quindi sono diventato così. E avevo anche un forte desiderio di distruzione.

- C’era qualcos’altro che facevi a quel tempo?
Ero nella mia prima idol band. Ecco perché è una storia strana. Perché appena sono arrivato a Tokyo ho cominciato a fare musica ma mi stavo ancora brancolando nel buio.

- Sei il tipo che crede che bisogna provare le cose per se stessi?
Assolutamente. Devo provare le cose. Voglio fare esperienze.

- Come sei uscito da quel momento di voler distruggere?
E’ stato attraverso un incontro. Quella persona ha cominciato a salvarmi. E una volta cominciato, ho cominciato ad incontrare persone più spirituali. I miei sentimenti sono diventati più positivi e ho cominciato a capire come la positività fosse più potente ed importante. Fino ad allora ho creduto che credere nel buio e la negatività fossero cose belle e virtuose. E a quel tempo ho avuto un’immagine di Sugizo-san che era seconda a quella che mi ero fatto, ma quando l’ho incontrato era differente da come me l’ero immaginato. Sugizo-san ha detto che sarebbe andato oltre questo. Ed è stato di grande aiuto per me a quel tempo.

- Per quanto tempo sei stato un idol?
Due anni.. e mezzo.

- Quindi avevi già smesso di stare nelle boybands quando ti sei calmato?
Sì. (ride) Dopo quell'esperienza ho fatto solo lavori da solista. Sotto il nome RED. L'ho fatto per.. circa 4 anni. Ero sempre in giro a cantare nelle live house e durante il fine settimana andavo a suonare di fronte alle stazioni dei treni. Cantavo da solo con una chitarra classica. Quando sei un idol, incontri tantissimi tipi di musicisti, non credi? Incontri anche produttori e direttori. Quindi ho acquisito un sacco di nuova esperienza quando ero un idol. Quando un quindicenne che non sa nulla e non ha abilità, esce fuori dal buco e debutta, può fare varie serie di attività. Ho imparato molto cominciando una piccola rock band indipendente dal nulla. Quella è stata un'ottima esperienza. E dopo lo scioglimento ho imparato a suonare la chitarra e a scrivere canzoni e capito cosa volevo fare ed ero tipo "Ok! faccio il solista".

- Quando fai qualcosa come il cambiare qualcosa in te stesso, ciò che ti circonda produce un grande cambiamento soprattutto nel modo di scrivere i testi. C'è qualcosa che ti fa male se li rileggi?
Ci sono. Ci sono quelle in cui sono tipo "Wow! ero davvero nei casini!" e arrabbiato. Ero veramente arrabbiato quando stavo diventando adulto. E questo tipo di cose sono entrate in me ed è stato come se la mia preziosa innocenza fosse stata sporcata. Perché sono cose che vengono fuori dalla rabbia.

- Ma il nucleo del tuo cambiamento è più piccolo possibile, suppongo.
Esatto. Perché è una cosa che fai con l'anima.

- Ci sono, per istanza, cose che hai ascoltato quando eri arrabbiato che, una volta calmato, non hai più voluto ascoltare?
Uhm... Dipende di cosa stai parlando. Se si sta parlando di musica, guardando a quello che mi è successo, posso dire che ci sono cose che mi piacciono e altre cose che penso "davvero non ne ho bisogno".

- Ma potrei pensare che quelle cose che ami sono aumentate.
Credo di sì. Vengono fuori nel presente di una persona. Prima ero molto più velenoso (ride). Per istanza l'energia che metto in un urlo è diversa ora. Prima volevo essere acido, volevo essere quel tipo di persona quando urlavo. Adesso ho un urlo più positivo. Anche quando canto qualcosa di triste, è come se guardassi sempre verso la luce.

- Sei il tipo che cambia se stesso consciamente? O se il tipo che va con un flusso naturale?
Ci sono due vie. Una è quella in cui quando una persona che mi ama, mi aiuta all'ultimo momento per qualche ragione. L'altra è quando mi sto distruggendo a fare tante cose. Penso tipo "voglio rimettermi in forma per il bene del canto" oppure "pensiamo ad un diverso approccio". Ma anche, c'è la meditazione. Quando rimuovo rabbia e incertezza con la meditazione, sembra che segua il naturale flusso di cambiamenti.

- Meditazione?
Sono spiritualmente sensitivo già da quando sono piccolo perché sono sorprendentemente predisposto ad essere uno spirito mediano (un medium insomma - NdMinako). Quando il caos si impossessa del mio cuore, la mia tranquillità va via da me. Ma quando non ho quella pace nel cuore, non sono capace di combattere il caos. Quando medito, sono capace di spingere via il caos, ritornando neutrale. E posso cominciare a vedere cose che non possono essere viste con normali occhi. Quindi voglio mantenermi in uno stato neutrale. Per questa ragione, mi espongo alla natura, scelgo la mia musica e imparo leggendo libri sulla spiritualità. Quelle persone che possono capire questo genere di cose, sono i miei amici e la mia famiglia. Sembra una cosa comune in famiglia. Anche le persone che sono vicine a me e Sugizo-san.

- Quando hai cominciato a lavorare sui The FLARE?
Lo scorso anno. Ecco perché abbiamo tante canzoni. Ma quando provi a fare qualcosa di qualità migliore, non può più essere fatto con semplicità.

- Sugizo-san scrive testi, vero? Che differenze ci sono tra i testi che scrive lui e quelli che scrivi tu?
Quando canti qualcosa che è collegato ai tuoi propri sentimenti, canti te stesso. Ma adesso ci sono volte in cui ci sono alcune parole che non hanno nessun legame con i miei sentimenti, come si può immaginare. Certo, parliamo di tutto e cerchiamo di trovare un punto comune. Ma quando succede sembra che lo spirito di qualcun altro stia entrando dentro di te mentre canti.

- E' come, "Ah. Sono diventato un bellissimo strumento."
Sì. Sto traducendo la coscienza di Sugizo-san. Per questa ragione è diventato, al contrario, un approccio dove non penso come canterò o il modo di come sto cercando alcune parole. E' un sentimento interessante.

- C'è qualcosa che vorresti fare da qui in avanti?
Voglio far crescere i The FLARE ad un livello molto più alto, dove le attività vanno avanti più agevolmente. Voglio fare più spettacoli. L'energia è molto più diretta agli show. Come una bicicletta, non voglio che sia tipo andare su una bici rotta, voglio che funzioni bene. Ed è come se ci fosse un momento in cui il tuo cuore si intreccia con il cuore della gente che viene a vederti. E' come se sentissi che quel momento è tutto. Nella mia vita, è il posto in cui posso essere maggiormente in pace. Voglio rendere felice la gente che ci supporta. Voglio diventare grande insieme. Penso che anche Sugizo-san la pensi allo stesso modo. Il nostro più grande sogno, come The FLARE è suonare al Budokan.

- Bene allora, c'è qualcosa che ti sei dimenticato di dire?
C'è... nulla credo. Ho parlato tanto oggi. (ride)

- Ti ho fatto parlare tanto. (ride)

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